Recensione 5 di Tu non esisti

Valentina Vitale, Blog and The City, 31/01/17

“Tu non esisti” è un libro tosto, molto tosto. Questa non è una storia d’amore, ma di crudeltà, dissoluzione e sadismo, dove in confronto Christian Grey è l’uomo perfetto e ideale. Un romanzo dai contenuti molto forti: torture, violenze fisiche e psicologiche, sevizie, un vero dark, una lettura non per tutti. La vicenda prende avvio con una descrizione notturna del mare sotto un cielo stellato, un’immagine che evoca silenzio, quiete, raccoglimento, infondendo serenità insieme ad un pizzico di malinconia, idillio che viene però spezzato dalla presenza di un elemento macabro che lascia presagire qualcosa di più oscuro. Il protagonista del romanzo è uno psicopatico, un killer, un uomo il cui ruolo nella società è una recita, una maschera che viene deposta solo nella sua abitazione: nella stanza dei giochi, “la tavernetta”, che non a caso, secondo il mio giudizio, si raggiunge scendendo verso il basso come a voler rappresentare l’inferno, una stanza in cui può soddisfare i suoi bisogni perversi e malati, la sua sete di sangue, sesso e violenza; un uomo crudele e sadico che ha rapito e plasmato con il terrore, le torture e il dolore ogni vittima, per trasformarla nel suo giocattolo e ucciderla nel caso non soddisfi le sue esigenze. Attraverso questa storia conosciamo una delle sue vittime, la cui identità verrà svelata solo verso la fine del romanzo, in quanto il protagonista ha come scopo quello di annientare e creare una nuova identità, alla quale la vittima deve adattarsi e piegarsi se vuole sopravvivere. Una vita scandita da regole ben precise, in cui perfino mangiare o andare in bagno viene trasformato in una tortura, in una punizione, costantemente controllata e incatenata nei modi più crudeli e umilianti, costretta a subire interventi e a sottostare agli ordini di un pazzo, che però ha accanto a sé personaggi altrettanto dissoluti, privi di sentimento e disumani. Il titolo “Tu non esisti” è l’emblema della condizione della vittima di questa storia, una donna che vive, ma che non esiste più, in quanto la sua identità è stata distrutta. Impossibile non rintracciarvi un parallelismo con il trattamento che i nazisti riservavano agli uomini e alle donne nei lager, così come non ho potuto non notare la somiglianza, immagino del tutto casuale, tra l’incubatoio, una stanzetta piccola, buia e fetida, con lo strozzatoio del film “Matilde sei mitica”. Parallelamente alla narrazione in prima persona del killer, di cui ho cercato per tutto il romanzo di scoprire l’identità, ma che la scrittrice si è divertita a celare depistando con falsi sospettati, abbiamo la narrazione in terza persona che riguarda un gruppo, 10 amici sbandati e superficiali: Beatrice, Rebecca, Gloria, Monica, Marina, Lucia, Stefano, Giacomo, Gabriele e Niccolò, le cui vicende finiranno per intrecciarsi con quelle del protagonista. Lo stile deciso e netto rende meno cruenta la narrazione, il fatto poi che la scrittrice non indugi più del necessario sulla descrizione delle violenze si contrappone al modo di operare del killer; inoltre ho ammirato l’autrice per la sua capacità di creare un personaggio così complesso dal punto di vista psicologico. La scrittrice tuttavia ha lasciato dei dettagli ed avvenimenti irrisolti, poco chiari, che mi hanno suscitato alcuni interrogativi, Il finale invece mi ha lasciato a bocca aperta. Visto il taglio della storia in parte me lo sarei dovuta aspettare.

♥ ♥ ♥ ♥ ♥

Recensione 2 di Codice Orgasmo

Cliente Amazon, Amazon, 01/07/16

Decisamente inferiore a Tutti non esisti, grandissima delusione. Racconto molto breve e la metà del libro non è altro che pubblicità ad altri racconti.

Mi spiace che il racconto non sia piaciuto.
Ma di racconto, appunto, si tratta, e non di romanzo. Quindi molto breve, comprensibile già dal prezzo di vendita.
Tengo a precisare che la pubblicità alla quale si riferisce l’anonimo Cliente Amazon è una scelta editoriale, ed è stata inserita su tutti i racconti pubblicati dalla Casa Editrice ErosCultura per promuovere e far conoscere ai lettori le opere dei suoi Autori.

Kiara

Recensione 3 di Codice Orgasmo

Shalmira, Amazon, 8 agosto 2016
La trama si presta bene al genere: la poliziotta Lisa viene rapita da un branco di malviventi e sfruttata come merce di scambio. Il merito di Kiara (pseudonimo di un’autrice che conosco) è quello di riuscire a farla sembrare credibile, pur con i traumi che subisce, poiché è una ragazza disincantata e per niente svenevole (e non solo per il lavoro che fa). Ce la presenta infatti in coppia con il collega Dario, che gioca sulle avance che le fa in maniera scherzosa, sapendo bene che non avrà mai una possibilità. Anche durante i momenti più disperati lei cerca sempre di memorizzare ogni dettaglio per riuscire a incastrare i malviventi, sempre se riuscirà a cavarsela, cosa di cui non si illude, ma per la quale non perde mai la speranza. Come si capisce bene dal titolo, è un romanzo erotico, perciò lo consiglio a chi ama il genere. Innanzi tutto l’ho terminato e questo è già un punto a favore. È breve, si legge bene e non ho trovato errori (forse un refuso, ma non me lo sono segnato, quindi non era niente di che). Spesso i romanzi erotici sconfinano nel bondage estremo giocando sul dolore e qui non accade, altro punto a favore per me. Le scene di sesso sono dettagliate e hanno tutte una spiegazione, non sono buttate lì a caso, e non c’è niente di particolarmente cruento a parte la violenza che viene usata nei confronti di Lisa, ma questo fa parte della trama. Sono contenta di averlo acquistato e spero che Kiara pubblichi altro di simile.

Recensione 2 di Demoniac Sex’s Symphony

Un’altra recensione per me e l’amico Andrea Lagrein!
Grazie, Veronica 🙂
Una metafora a tinte forti
 copertina4mani
Raramente acquisto libri di perfetti sconosciuti, come gli autori di questo libro. Ma la sorpresa e’ stata grande. Mi sono imbattuta in una metafora dei giorni nostri, anche se la storia e’ ambientata in un lontanissimo quanto improbabile futuro. L’atmosfera mi ha richiamato alla memoria le scene di Blade Runner, film che amo moltissimo. La storia e’ una sorta di thriller, ma a mio avviso non è l’aspetto fondamentale del libro. A mio parere sono i parallelismi con le negatività dei nostri giorni che emergono prepotenti da questa narrazione. Certo, e’ un libro che appartiene al genere letteratura erotica, ma secondo me va ben oltre a quest’unica chiave di lettura. Le scene di sesso comunque sono scritte in modo efficace, riuscendo a trasportare il lettore in un flusso narrativo coinvolgente. Si nota inoltre la differenza di stile fra i due autori, stili che comunque sono assolutamente complementari fra loro, facendo in modo con questo che i due personaggi protagonisti acquistino una loro fisionomia ben delineata. E il finale… beh, il finale vi stupirà. Fidatevi, davvero molto bello.
Veronica, 6 febbraio 2016

Demoniac Sex’s Symphony – 2°capitolo

Non so perché io mi trovi in questo posto. Roba di gran classe. Champagne e caviale.
L’intero mio abbigliamento costa la metà di un paio di scarpe indossate da una qualsiasi delle donne presenti. E dire che per l’occasione ho rispolverato il mio abito migliore. Gesù, e ho anche la cravatta macchiata. La giacca pare più grande di due taglie. I pantaloni sono sgualciti. E ho un bel buco sotto una suola. Ma se sono bravo, almeno questo non si noterà. Nel complesso, sono assolutamente fuori luogo. Del resto, è la storia della mia vita.
Essere sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Meglio berci su. Afferro un bicchiere, uno qualsiasi, che un solerte cameriere porta in giro sopra un luccicante vassoio. Cocktail! Lo butto giù in un sorso. Non sa di un cazzo, non mi fa alcun effetto. Brodaglia per astemi. Ma tant’è, si vede che i fini intenditori preferiscono questo a un sano e robusto whisky. Mi adeguo. E nel frattempo mi guardo attorno.
La villa è davvero lussuosa. Gli dev’essere costata un capitale. Il salone è più grande dell’appartamento in cui vivo. Non che ci voglia molto, a dire il vero. Comunque, è sicuramente scenografico.
Passa un altro cameriere. Lo afferro con decisione per il braccio.
«Come ti chiami?»
«Hugo, signore!» risponde con deferenza.
Lo guardo con simpatia. L’unico essere umano qui dentro.
«Senti un po’, Hugo» bisbiglio in modo complice. «Sono sicuro che di là in cucina ci sia roba un po’ più forte di questa acqua di rose che porti in giro. Perché non me ne allunghi un poco?»
Il mio occhiolino lo diverte. Sorride, per poi ricomporsi immediatamente, che se lo avessero beccato…
«Vedrò quel che posso fare per il signore» borbotta, prima di allontanarsi.
Povero Cristo. Dev’essere dura lavorare tappandosi il naso in mezzo a tutti questi stronzi.
Mentre aspetto Hugo, che so non mi deluderà, scruto i presenti. Festa di manichini. Ognuno pare indossare una maschera. Solo che le maschere sono tutte identiche fra loro. Le donne con le tette rifatte, i culi gonfiati, le labbra esagerate, gli zigomi sporgenti, il medesimo taglio di capelli, lunghi vestiti da sera neri e diamanti in abbondanza. E gli uomini non sono da meno, tronfi palloni gonfiati, ognuno pronto a declamare i propri successi. Cristo, mi sembra di essere uno con l’uccello piccolo capitato in mezzo a un raduno di attori porno!
Finalmente torna Hugo. Senza farsi notare mi allunga una bella birra ghiacciata. Lo ringrazio con un cenno del capo. Esco in veranda senza dare nell’occhio e mi avvento sulla birra. Dopo un paio di sorsate già la situazione mi pare in netto miglioramento. Mi accendo una sigaretta. Anche in questo sono fuori luogo. Fra Cohiba e Montecristo, le mie Pall Mall stonano di brutto. Ma tant’è!
Sono così assorto nei miei pensieri che non la sento arrivare.
«Non si sta divertendo, per caso?»
La sua voce melodiosa mi fa trasalire. Mi volto. La fisso. Virginia. La compagna del padrone di casa. Bella, bellissima.
«Diciamo che non sono abituato a questo genere di feste» rispondo burbero.
«E a cosa, se posso permettermi, è abituato?» mi domanda in modo un po’ troppo civettuolo.
Decido al volo che non mi piace. Le puttane d’alta classe non mi sono mai andate a genio. Fingono di essere gran signore, ma, a parte la figa a pagamento che si ritrovano, mancano di tutto il resto. La guardo truce.
«Senti, bambola… Diamo un senso a questa serata. Che ne dici di un bel pompino?»
I suoi occhi corrono prima lungo il mio abito. Quindi mi fissa indignata, per poi passare allo schifato. Si volta e se ne va.
Diavolo! Non fosse stato per il vestito, me lo avrebbe fatto di sicuro. Ne sono certo. Ma si vede che non è serata.
Mi giro a guardare l’immenso parco che circonda la villa. Ha ricominciato a diluviare. È da settimane che continua a piovere. Che tempo del cazzo! Inizio a sentire freddo. Butto giù le ultime sorsate della birra di Hugo. Almeno questa mi riscalda un po’. E così non sento arrivare nemmeno lui.
«Perché mi offendi? Perché mi insulti proprio a casa mia?»
Conosco bene quella voce. Mi volto a osservare Gabriel. Lo guardo con la mia aria più innocente. Non abbocca.
«Sei stato molto scortese con la mia fidanzata.»
Sollevo le mani in un gesto di scusa.
«Oh, ma perché? Quella era la tua donna? Ti giuro, Gabriel, mi devi credere, non lo sapevo. Se lo avessi saputo, non le avrei mai detto una cosa del genere. Pensavo fosse una delle tante troie che ci sono a questa festa!»
Purtroppo non riesco a restare serio e mi lascio sfuggire un ghigno divertito. Gabriel serra i pugni, ma si trattiene. Poi sorride. La cosa un po’ mi spiazza, lo ammetto.
«Sai perché ti ho invitato, questa sera?» mi domanda alla fine.
Faccio spallucce, fingendomi disinteressato. Ma in fondo sono curioso. Già, che cazzo ci faccio io qui questa sera? Le sue parole diventano un sibilo, taglienti come una lama affilata.
«Vent’anni fa, quando eravamo amici inseparabili, tu eri in rampa di lancio. Tutti avevano occhi solo per te. Eri l’astro nascente della musica, quello che sarebbe diventato il più grande compositore di tutti i tempi. E il piccolo e sfigato Gabriel? Io vivevo nella tua ombra, ero il tuo portaborse, quello che si cibava delle tue briciole, dei tuoi avanzi, delle scopate che tu scartavi.»
Pausa a effetto. Mi fissa. I suoi occhi trasudano odio.
«E guarda oggi, invece. Osservati! Vesti che fai schifo, vivi nella merda e il tuo nome fa meno rumore di una scorreggia di cane. E poi guarda me. Guarda dove sono arrivato, cos’ho fatto, cos’ho costruito.»
La sua mano corre a trecentosessanta gradi per rafforzare il concetto.
«Ti ho invitato questa sera perché la constatazione del tuo fallimento sottolinea il mio successo. E lo rende ancor più dolce.»
Mi guarda. Si aspetta una risposta. Lo guardo. Decido di accontentarlo.
«Uhm… non ho ben capito. Allora me lo fai tu il pompino?»
Si vede che il senso dell’umorismo non è da tutti. Gabriel serra la mascella.
«Fuori di qui!»
«Ok, ma prima o dopo?»
Strabuzza gli occhi, interdetto.
«Prima o dopo di cosa?»
«Del pompino, ovvio!»
Adesso è veramente incazzato.
«Vattene immediatamente o ti faccio sbattere fuori a calci in culo!»
«Calmo, calmo. Non c’è bisogno di calci in culo. Soffro già di emorroidi e questo basta e avanza. Ok, me ne vado. Grazie comunque della serata. È stato bello rivederti, Gabriel.»
Sfodero il mio più bel sorriso di circostanza. Non attendo oltre. Esco. Sotto la pioggia. La soddisfazione che provo è impagabile.
Prima di tornare a casa faccio il giro dei soliti bar, giusto per non rientrare sobrio in quella topaia dove abito. Raggiunta una soglia dignitosa, mi avvio barcollando, zuppo di alcool e di pioggia. Entro e chiudo la porta sbattendola con violenza, tanto per far sapere ai vicini che sono rincasato.
Mi svesto. Rimango in mutande. Vado in bagno. Vomito. Mi chino sul lavandino per risciacquarmi la faccia. Mi guardo allo specchio. Non mi piace quel che vedo. Mi chino di nuovo. Altra spruzzata d’acqua. Mi risollevo. Punto gli occhi nello specchio.
Cristo santo, ma sto delirando? Mi butto altra acqua in faccia. Torno a fissare lo specchio. Poi mi volto di scatto.
«E tu chi cazzo sei? Come hai fatto a entrare?»
Lei è lì. In piedi. Di fronte a me!

Andrea Lagrein

Demoniac Sex’s Symphony – 1°capitolo

Il drink mi scivola in gola fresco e leggero. Non è il primo della serata, ma non sento gli effetti dell’alcool annebbiarmi la mente. Anzi, sono lucida e annoiata.
Il pub è male illuminato, e questa è una fortuna: meglio non vedere con troppa chiarezza le pareti scrostate e macchiate dall’umidità, così come i tavoli e le sedie incisi e invecchiati dai gesti sconsiderati degli avventori e del tempo. Peccato non ci sia modo di smorzare l’odore stantio degli esseri umani assiepati a cercare un po’ di calore, o di conforto, o entrambi, cercando di sfuggire alla morsa del gelo che tiene sotto scacco la Città.
Un tipico sabato sera.
«Ehi, come hai detto che ti chiami?»
La bionda seduta di fronte a me, ubriaca e fatta di qualche porcheria sintetica, mi posa una mano sul braccio, sollevando uno sguardo vacuo a incontrare i miei occhi di pece.
Me l’ha chiesto a più riprese negli ultimi trenta minuti, non so se schiacciarle il capo sul tavolo senza troppi riguardi o se trascorrere qualche minuto in bagno a raffreddare i bollenti spiriti.
Accavallo le lunghe gambe fasciate da stivali neri alti fin sopra il ginocchio, poi appoggio i gomiti sulla superficie scalfita del tavolino che ci divide e avvicino il viso al suo.
«Cazzo te ne frega?»
«Sei bella…» bofonchia, la bocca impastata.
Faccio scorrere indietro la sedia con un certo rumore, mentre mi alzo e mi porto al suo fianco. Mi basta un’occhiata alla sala per notare che gli uomini meno ubriachi hanno iniziato a sbavarmi sul culo. Certo li ha aiutati la minigonna che porto, sorrido e mi chino verso la ragazza.
L’afferro per i capelli e la tiro in piedi. Ho deciso per la seconda ipotesi.
«Mi chiamo Alyssia. Meglio per te se non mi stai facendo perdere tempo.»
«Ahia! Ma sei matta?»
«Cammina…» le sibilo sul collo, spingendola avanti a me. «Ti piacevo, no? Cammina!»
Entriamo nei bagni deserti e maleodoranti, una lampadina solitaria pende dal soffitto distribuendo luce a intermittenza.
«Dentro.»
Il loculo nel quale ci troviamo non ci dà una grande libertà di movimento, ma la cosa non ha importanza. Appoggio un piede sul water, mentre penso che indossare una gonnellina plissettata è stata un’ottima scelta.
«In ginocchio, muoviti.»
«Fa schifo…» si lamenta, strabuzzando gli occhi chiari. «Non possiamo andare…»
«No.»
Lo schiaffo la sorprende, barcolla e finisce contro la parete ricoperta di graffiti.
«In ginocchio.»
Tira su col naso, il suo sguardo è di nuovo vacuo… La troietta deve avere in corpo un bel mix di robaccia. Non che la cosa mi riguardi, a meno che non le impedisca di leccare.
«Non hai… le mutandine» osserva, le mani appoggiate a terra e la testa in mezzo alle mie gambe.
«Così pare. Le tue prossime parole saranno le ultime, se non mi soddisfi. Usa meglio quella boccuccia, tesoro…»
La sua lingua è tiepida sulla mia carne rovente. Mi accarezza appena, titubante. L’afferro con fermezza e le spingo la faccia contro il mio sesso umido.
«Non mi interessa se non respiri, datti da fare! Hai capito?»
Miagola qualcosa di incomprensibile, poi ci mette l’impegno giusto: lunghe leccate morbide, brevi incursioni sul clitoride eretto, languidi risucchi accompagnati da sospiri di godimento.
Appoggio la schiena al muro, mettendomi comoda. Le scritte pittoresche mi distraggono quel tanto che basta per impedirmi di venire troppo presto.
Se ha voglia di cazzo chiamami. Stallone instancabile.
Sorrido, quasi quasi potrei segnarmi il numero di telefono e divertirmi un po’.
«Dài, stai andando bene, sei brava… Quante fighe hai leccato finora? Mi sembra non ti manchi l’esperienza…» le dico, una mano sempre sulla sua testa. «Ma ti torcerò il collo lo stesso, se la prossima volta che ti incontro non avrai un piercing sulla lingua. Sono stata chiara?»
Geme tentando di sollevarsi, le ordino di restare carponi e di non osare toccarmi con quelle zampe luride.
Infilo le dita ad accarezzarmi la pelle setosa, me le faccio succhiare, mi masturbo costringendola a insistere sul mio punto più delicato.
Finché i miei umori le inondano la bocca, dolci e succosi.
«Brava, cagnetta… continua a leccare, fino all’ultima goccia…» la blandisco, prima di invertire la posizione delle gambe. «Per bene, in profondità… così, vedi che sei capace? Voglio sentirti, cazzo, tira fuori ‘sta lingua! Oh, ci voleva tanto?»
Evidentemente la zoccola ha bisogno di essere spronata per dare il meglio di sé. Me lo ricorderò, la prossima volta che avrò voglia di un diversivo.
«La mano. Anche la mano ha bisogno di essere ripulita, non ti pare?»
Non dice nulla, si limita a succhiare ogni dito con calma, gli occhi chiusi, il respiro affannoso.
Mi sistemo la gonna ed esco dal bagno, lasciandola inginocchiata a terra. Una rapida occhiata allo specchio, incrinato nel senso della lunghezza, mi mostra due occhi lucidi e luminosi. Mi ravvivo i riccioli neri che mi ricadono sulle spalle, poi mi volto indietro verso di lei.
«Ti muovi?» brontolo, battendo il piede contro le mattonelle gelide.
Si alza barcollando, mi segue al tavolo in silenzio. Mi siedo facendo cenno al barista di portarmi il solito.
Mentre lei si accuccia per terra, al mio fianco, fissando ostinatamente il pavimento.
Mi guardo intorno senza soffermarmi su nessuno, aspetto il mio drink e mi domando in che modo concludere una serata oltremodo monotona.

Kiara Olsen

Recensione 3 di Tu non esisti

Amazon

Tu non esisti

Pepper85, 07/05/13
Bellissimo thriller! Non solo erotico, questo libro fa contorcere lo stomaco! Vi consiglio di leggerlo se vi piacciono le sensazioni forti e non solo se amate il genere!

Roberto Baldini, 07/05/13
Un thriller intenso… Cercate erotismo pecoreccio e splatter? Allora girate al largo, qui troverete passione pura e torture talmente raffinate da tenervi incollati alle pagine anche se vi si aggroviglieranno le interiora… Per palati forti… ma forse anche quelli deboli gradiranno…

Massimo Landini, 12/10/13
E’ forte per l’argomento che descrive. E’ forte per la cruda verosimiglianza delle descrizioni. E’ forte per quanto è crudo fino a diventare fastidioso per i più sensibili. E’ forte perché Kiara è forte e decisa. E’ forte perché curato nei minimi dettagli compreso l’intricato fondersi di storie che si dipanano solo in un inatteso finale. Bello.

Lisa, 13/06/15
COME POSSO ESPRIMERE QUELLO CHE FA PROVARE QUESTO LIBRO???SONO PASSATE ORMAI DUE SETTIMANE DALLA FINE DELLA LETTURA , AVEVO BISOGNO DI TEMPO PER ELABORARE , PER PENSARE… PER ALTRI GENERI AVREI DETTO FANTASTICO, PER ” TU NON ESISTI” NON è QUELLO L’AGGETTIVO, MI HA FATTO VENIRE I BRIVIDI ,MI HA SCANDALIZZATO PER LA DUREZZA DEL TESTO , HO SPERATO ANCHE SE PER POCHISSIMO IN UN LIETO FINE, MA QUESTO LIBRO è COME LA VITA VERA … DURA IMPLACABILE E SCONVOLGENTE BISOGNA ESSERE FORTI PER LEGGERLO MA NON RIMPIANGO NULLA …ORA DOPO AVER LETTO , LO RICOMPREREI , LO RILEGGEREI E LO CONSIGLIEREI ????? CERTO CHE SI NONOSTANTE LA PENA NEL CUORE QUESTO è UN LIBRO DA LEGGERE!!! E BISOGNA SPERARE DI NON INCONTRARE MAI I PROTAGONISTI , PERCHE’ QUESTA POTREBBE ESSERE UNA STORIA DI VITA , ESTREMIZZATA???? FORSE SI……. O FORSE NO…….

Roby 77, 01/11/15
Libro del genere dark erotic triller… consiglio ad un pubblico con un forte” stomaco ” in quanto contiene la descrizione di scene molto forti…scrittura scorrevole… ti rapisce in un giorno letto !!!!

carnen trilogy, 04/06/16
Per principio, ogni libro che inizio, lo devo per forza terminare
Ok, è un dark, ma pensavo fosse ai livelli di alcuni che ho letto in precedenza e che pensavo fossero forti.
Grandissimo errore. Qui ci vuole stomaco.
Vi dico la verità, stanotte non riuscivo a prendere sonno, mi passavano davanti agli occhi, le immagine lette, puro orrore e terrore.
Può piacere o no, ma questa autrice, sa veramente scrivere.

Pascqualetti Michela, 17/08/16
Ero indecisa se continuare a leggere o meno.. ma nonostante tutto, il coinvolgimento diventa così forte che tra rabbia, brividi di paura, muscoli contratti e respiro corto non ho potuto non scoprire la fine… che avrei desiderato essere diversa.. il lieto fine avrebbe sicuramente potuto essere scontato ma mi sarebbe piaciuto qualcosa di più sorprendente.

Gaspare, 21/08/16
Entusiasmante, avvincente, le pagine scorrono sotto le dita e vuoi continuare a leggere. Chi è il torturatore? Chi è la prigioniera? Chi è Sally? Inutile pensare di aver individuato chi è chi, i colpi di scena e le rivelazioni ti terranno in sospeso fino all’ultima riga.

Recensione 1 di Codice Orgasmo

Ecco una bella recensione per Codice Orgasmo,

pubblicata sul sito Il giornale di Roberto Baldini:codiceorgasmo130x184

Una storia intrigante…

Codice rosso…

Lisa è un poliziotto. Azione, pericolo, adrenalina. Forse ha scelto il fascino della divisa per coprire il suo corpo e la sua anima poco attraenti, cercando di dare una mano a chi ne ha bisogno? Niente potrebbe essere più lontano dalla realtà. Lisa è bella, desiderabile, una ragazza davvero in gamba. Lo nota persino il suo collega, che le fa la corte dal primo giorno in cui li hanno messi di pattuglia insieme.
Una giornata come le altre, un controllo di routine. Qualche rumore proviene dall’altra stanza, e la prospettiva di Lisa cambia per sempre. La situazione si è capovolta, le pistole ora sono puntate contro di lei. Il collega mandrillo è morto, lei è in trappola. Buio.
Rapita. Rapita e torturata. Una tortura sessuale, mani e lingue che esplorano ogni centimetro del suo corpo, sensazioni strane e ignote, adrenalina che entra in circolo e le annebbia la vista. Il suo compagno è morto, lei è ancora viva. Perché? Per una sveltina? Criminali incalliti non sono certo così stupidi da portarsela appresso per un po’ di sesso facile, sesso che potrebbero trovare a ogni angolo di strada. No, Lisa è importante, è una pedina ignara in un gioco pericoloso, molto più grande di lei…
Kiara Olsen è arrivata da poco nel mondo lella letteratura erotica ma ha già scolpito il suo nome nella roccia. Sensualità, passione e perversione convivono felici in ogni sua pagina, un intreccio di sentimenti ad alto potenziale ma, questo è il bello, mai volgare.
Una storia banale che prende una piega inaspettata, un girotondo di sentimenti contrastanti che vi scalderanno il cuore e pomperanno adrenalina fino alla fine di questa storia, una storia che divorerete in pochi minuti, un ritmo che non vi lascerà riprendere fiato finché…
Da leggere in un sol sorso, centellinarlo sarebbe un dispiacere…
Titolo: Codice Orgasmo
Autore: Kiara Olsen
Editore: Eros Cultura
Pagine: 50
Euro: € 1,99
Edito: 2013

Grazie, Roberto!

La strada maestra

Il buio ti avvolge morbido e sensuale.
Le mie mani sfiorano la pelle calda del tuo torace nudo.
Sento il tuo respiro appena un po’ accelerato
accompagnare il mio in una danza ipnotica.

Provi l’emozione di non sapere.
Di non potere.
Ti ascolti reagire al tocco lieve
di una bocca delicata.

A volte lasciare che accada è la strada maestra
per il paradiso.