Racconti erotici

Ebook di racconti erotici, da scaricare e leggere!

1° anniversario Eros Cultura

Fra i racconti presenti nell’antologia, trovate anche il mio Giochi di potere… buona lettura erotica a tutti! 😉

Giochi di potere.

Il suono del campanello la riportò bruscamente alla realtà. Le gocce d’acqua martellavano sulla finestra quasi fossero chicchi di grandine, mentre i lampi rischiaravano la stanza a intervalli irregolari.
«Chi può essere così pazzo da uscire in una notte come questa?»
Michela scostò il plaid che teneva sulle gambe raggomitolate, posò il telecomando sul tavolino e si alzò dal divano con aria scocciata.
Un nuovo scampanellio, più intenso e rabbioso del precedente, le fece alzare gli occhi al cielo.
«Te ne vai in giro sotto la pioggia, poi pretendi che…» esclamò, aprendo la porta.
Non fece in tempo a dire altro perché un’enorme massa di pelo nero le saltò addosso, facendola stramazzare all’indietro.
«No! No, Crush, no… Buono, no… Cazzo, ti sei fatta male? Stai buono, stai giù, cazzo…»
La ragazza sentì la voce tesa e preoccupata di qualcuno che cercava disperatamente di toglierle di dosso la bestia sbavante.
Non pensava di essersi procurata gravi danni fisici in seguito alla caduta, ma ne avrebbe riportati se quell’orso l’avesse azzannata.
«Non so chi tu sia, ma hai fatto entrare tu questa cosa dentro casa mia! Tienilo indietro!» urlò, mentre si dibatteva e scalciava.
«Non è un orso! È il mio cane, ed è solo… affettuoso!» le rispose una voce, ansimando. «Crush, seduto!»
Michela sgusciò via rapida non appena l’animale smise di tenerle le zampe appoggiate sulle spalle.
Si rialzò massaggiandosi la schiena, poi piantò due occhi neri e furibondi in quelli dolci di un cane gigantesco e in quelli verde bottiglia di uno sconosciuto. Entrambi bagnati fino al midollo, entrambi con un’espressione colpevole dipinta sul viso.
«Chiudi la porta» ordinò, gelida.
La tempesta sembrava infuriare con ancora maggior violenza. Lo osservò ubbidire in silenzio, prima di voltarsi e tornare a fissarla.
«Cosa cazzo ci fate in giro con questo tempo?»
Il ragazzo, in piedi accanto all’uscio, e il cane, seduto al suo fianco, grondavano acqua come se fossero appena usciti da una piscina. La pozza si stava allargando a vista d’occhio sul tappeto scuro che ricopriva quasi l’intera stanza.
«Si è fermata l’auto sulla statale. Questa è la prima casa che ho incontrato cercando…»
«Che non stavi portando a spasso l’orso sotto il diluvio universale l’avevo capito da sola!» sbuffò la giovane, con tono sgarbato. «Che vorresti da me, quindi?»
«Mi chiamo Tiziano, e tu?» le chiese lui di rimando, facendo un passo avanti. «Vorrei un telefono, e magari un…»
«Resta dove sei. Mi allaghi la stanza.»
Michela si passò una mano fra i capelli, spostando il ricciolo scuro che le ricadeva ribelle sulla fronte, prima di aprire un cassetto e iniziare a rovistarvi dentro.
Trovato il cellulare, provò ad accenderlo, confidando nel fatto che la batteria non fosse del tutto scarica.
«Ehm… il telefono tu lo tieni lì?»
«Si chiamano vacanze per un motivo, non credi? E poi che cavolo te ne importa?» ruggì la ragazza, prima di tirarglielo. «Chiama il carro attrezzi e sparite.»
Tiziano tentò invano di prendere la linea per diversi minuti, mentre il cielo continuava a vomitare acqua e fulmini come indemoniato. E Crush, acquattato sul tappeto, si limitava a borbottare a ogni tuono.
Ogni volta che componeva il numero, il ragazzo sollevava gli occhi a osservare quella strana donna scontrosa e affascinante.
«Niente, siamo isolati» si arrese infine, restituendole il cellulare. «Possiamo restare qui, vero? Non mi ricordo il tuo nome, scusa!»
In quel momento il cane si alzò e accennò a scrollarsi l’acqua dal pelo.
«Impedisciglielo. O dormite entrambi sullo zerbino» gli intimò la ragazza.
Tiziano si inginocchiò accanto all’amico a quattro zampe, lo abbracciò stretto e finì con il rotolare a terra insieme a lui.
«Patetico» la sentì dire con un sospiro.
Si tirò su e la squadrò: occhi gelidi, e allo stesso tempo ardenti; una massa di ricci scuri e ribelli, lunghi appena oltre le spalle; labbra dall’aspetto morbido e carnoso; un maglioncino grigio di qualche taglia più grande a mascherarne le forme; leggings neri; calzettoni di lana spessa; niente scarpe o ciabatte.
«Come osi fissarmi in questo modo?» gli sibilò sul viso, dopo aver annullato la distanza fra di loro.
Il rombo dei tuoni si stava lentamente affievolendo. Sostituito dal ringhiare sommesso di Crush.
«Buono, va tutto bene, buono… Sei pazza o cosa?»
Il ragazzo, più alto di lei forse di un paio di centimetri, tremava in maniera evidente.
«Renditi utile, accendi il caminetto. Il tuo orso si deve asciugare. Intanto io mi faccio una doccia.»
«Ehi, ne avrei bisogno anch’io…» protestò, indicando i propri abiti bagnati. «Un minimo di ospitalità, e che cazzo… Magari qualcosa da mangiare per Crush… Non mi hai nemmeno detto come ti chiami!»
Si ritrovò a parlare con la sua schiena. La donna gli aveva voltato le spalle indifferente e si era diretta verso il divano.
Quando si chinò per cercare il telecomando della tv in mezzo ai cuscini, Tiziano sentì la bocca inaridirsi all’improvviso. Lo spettacolo del suo fondoschiena modellato dai pantaloni aderenti, dai quali fuoriusciva il pizzo bianco di un perizoma, lo raggelò peggio del temporale appena passato.
«Michela» gli rispose, spegnendo la televisione e voltandosi verso di lui. «Mi stai sbavando sul culo?»
«Cosa? No, figurati! Ma sei strana forte, sai?» esclamò, le guance arrossate. «E comunque, sei troppo aggressiva. E sei anche fortunata che non sono il lupo cattivo, altrimenti…»
Di nuovo lei azzerò la distanza fra di loro, di nuovo Crush non gradì i suoi movimenti rapidi.
«Se qui c’è un lupo, quello sono io…» affermò, strizzando appena gli occhi grigi. «Fa’ ciò che ti ho detto, magari ti trovo qualcosa di asciutto da indossare. E un vaso di miele per l’orso.»
Sotto la doccia calda, Michela rifletté sullo spiacevole contrattempo. Era venuta lì, in quella casetta sperduta ai margini del paese, ereditata dal nonno qualche anno prima, per non essere costretta a vedere nessuno e disintossicarsi dall’obbligo di sorridere e far finta che andasse tutto bene. E ora un idiota dotato di cane formato extra large le aveva invaso, e bagnato, la casa. Pretendendo cibo e alloggio. Inaudito.

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