Appuntamento al buio

L’hotel è di lusso, spessi tappeti coprono a tratti i pavimenti in marmo tirati a lucido, il personale sembra attento e impeccabile, la gente va e viene con estrema calma. Il tempo pare essersi fermato, non come il mio cuore che danza frenetico in gola e nello stomaco.
«Melissa. Melissa Bianchi.»
L’addetto alla reception mi lancia appena un’occhiata, controlla i documenti e la prenotazione e mi consegna una tessera magnetica.
«Le faccio portare i bagagli in camera, signorina?»
«Grazie, non serve.»
Gli volto le spalle e mi incammino verso gli ascensori. Sento il suo sguardo posarsi sul culo fasciato da un paio di leggins neri, per poi perdersi nella massa di riccioli scuri che ondeggiano a ogni mio passo.
Lato B più interessante del lato A. Sorrido. Mi volto e gli lancio una breve occhiata. Lui si affretta ad abbassare lo sguardo e a fingere indifferenza.
Raggiungo il secondo piano e mi avvio lungo il corridoio illuminato da lampade posizionate in modo strategico. I miei passi risuonano attutiti sulla moquette beige. L’unico rumore tangibile è ancora quello del mio cuore.
Stanza 230. Busso con discrezione, attendo una risposta che non arriva, decido di entrare.
Buio.
Un passo, e la luce inonda la camera: sul letto, le cui lenzuola rosse spiccano come labbra pronte da baciare, un pacco.
Indossa SOLO quello che trovi qui dentro e scendi al bar dell’hotel.
Un’improvvisa scossa al basso ventre mi fa salire una vampata di calore fino al viso. Scalcio le scarpe e inizio a spogliarmi. Il mio amante misterioso, conosciuto in internet, avrà un bel vantaggio su di me: lui saprà chi sono nel momento in cui faccio il mio ingresso nella hall, mentre io non avrò il minimo indizio su chi sia lui.
Intrigante.
Il perizoma, davvero minuscolo, è dotato di un piccolo vibratore: una volta indossato si posiziona naturalmente sul clitoride. Non ho istruzioni in merito, e l’oggetto non pare dotato di alcun meccanismo. Sospiro e guardo il secondo articolo che ha attirato la mia attenzione.
Un plug anale. Discreto ed elegante. Lo lecco sentendomi invadere da una nuova ondata di lussuria, poi lo inserisco. Davanti allo specchio noto che la parte che fuoriesce ha l’aspetto di un gioiello scarlatto. Rimetto a posto il perizoma e mi sento troia.
Infilo le calze a rete, le aggancio al reggicalze, poi il vestito nero, corto e aderente. La profonda scollatura sulla schiena rivela senza ombra di dubbio che non porto il reggiseno. Spalline sottili, strass, frange… molto provocante.
Decoltè tacco dodici, collana con pietre preziose, orecchini, bracciale… e cavigliera. Perfetta. Mi rimiro ancora una volta allo specchio, ravvivo i capelli e sistemo il trucco.
Sono pronta a giocare.
Scendo nella hall con passo sicuro. So che attirerò gli sguardi di molti uomini, se non quello di tutti. Mi guardo intorno nella speranza di cogliere il suo.
Nessuno sconosciuto dimostra di riconoscermi. Sospiro e mi siedo sullo sgabello del bar. Il vestito sale a rivelare il reggicalze, ordino un drink alcoolico e non me ne frega niente di cosa stiano pensando di me. Sono eccitata dal gioco, e in fremente attesa.
«Aspetta qualcuno?»
Una voce calda, con un leggero accento straniero, mi fa sussultare. Mi volto e incontro gli occhi chiari di un quarantenne intenti a osservarmi. Giacca e cravatta, lineamenti regolari, appena un po’ abbronzato, un bicchiere in mano.
«Sì, aspetto qualcuno… ma non so chi.»
«Bella risposta.»
Non ho indizi che sia lui, ma spero che lo sia: è affascinante, galante, e ha un sorriso meraviglioso.
Mi porto il drink alle labbra, e in quel preciso istante il vibratore si attiva: l’uomo accanto a me non sembra accorgersi di nulla, non so se possa essere stato lui a metterlo in funzione tramite un telecomando oppure no. Tossisco per dissimulare l’eccitazione.
«Tutto bene?» mi chiede, il volto inclinato per osservarmi meglio. «Mi sembra… agitata.»
«S-Sì… Tutto… bene, ho solo… un po’ cald…»
La voce mi muore in gola, la vibrazione è aumentata e mi provoca quasi un orgasmo. Dannato  bastardo, ti piace giocare pesante, eh?
«Saliamo in camera» gli dico, prendendolo sottobraccio.
Sto dando spettacolo e invece voglio scopare.
«In camera? È sicura?» si stupisce l’uomo.
«Sì, sono sicura. Quando mi ha rivolto la parola aveva in mente di portarmi a letto, no? Vuole perdersi l’occasione?»
«Assolutamente no. Andiamo.»
La vibrazione termina di colpo.
Grazie al cielo.
In ascensore il mio amante mi schiaccia contro la parete e mi bacia palpandomi il culo. Sa di whisky e di uomo, mi manda in visibilio.
Lo guido in camera, dove noto con stupore che la scatola e i miei vestiti sono scomparsi. Ma poi non ho tempo di farmi altre domande, lo sconosciuto mi spinge sul letto e si posiziona dietro di me.
«Porti un plug anale per tenerti calda?» mi chiede, sinceramente stupito.
«Sì.»
«Sei una rivelazione continua…» sussurra, sfilandomelo e spingendomi giù. «Tieni alto il sederino, gioia, che ti soddisfo subito…»
Non mi toglie le mutandine fradice, sposta soltanto le striscia che lo disturba nella penetrazione. E così, mentre mi sodomizza, il vibratore si attiva provocandomi ulteriori scariche di piacere.
Non posso contenermi, muovo il bacino andandogli incontro sempre più velocemente, mentre squittisco e mugolo come una cagna in calore.
«Che splendida troia!» ansima, afferrandomi i capelli. «Godi davvero a prenderlo dietro!»
«Sì, godo, mi piace, fottimi!» strillo, in preda a un piacere devastante.
Mi sbatte senza tregua per alcuni minuti, poi si ritira, mi fa voltare e mi scarica il suo orgasmo in gola. Non ha bisogno di dirmi nulla, capisco dal suo sguardo e dalla presa ferrea fra i capelli che vuole lo ripulisca per bene.
Il vibratore ancora non mi da tregua, lo lecco e succhio sentendomi diventare un lago. Allungo una mano per potermi toccare, ma con uno strattone al capo e un cenno negativo mi convince a desistere.
«La prossima volta daremo piacere anche alla tua micetta…» mi deride, caustico. «Tanto hai goduto comunque, no?»
Si riveste in silenzio lasciandomi sul letto, il vestito alzato sopra il bacino, e se ne va senza aggiungere altro. Il vibratore si spegne, mi accascio stremata, in bocca il sapore del suo sperma.
Un lieve bussare alla porta, e un biglietto che viene infilato sotto. Corro ad aprire, ma non vedo nessuno.
Aspettami sul letto. Nuda. Indossa soltanto la fascia che trovi nel cassetto.
Mi domando chi sia l’uomo che mi ha appena scopata. Possibile che si tratti della stessa persona? Decido che non ha importanza, il gioco mi piace e voglio andare avanti.
Mi spoglio, lego la benda nera dietro la nuca e mi sdraio in attesa.
Dopo alcuni minuti interminabili sento la porta che si apre. Dei passi attutiti. Neanche una parola. Due mani mi sollevano e mi fanno posizionare a quattro zampe in mezzo al letto.
E poi lo sconosciuto mi prende senza tante cerimonie, entrando come burro nella mia figa ormai colma di umori.
Sono di nuovo sul punto di raggiungere l’orgasmo, i colpi sono ripetuti e decisi, ansimo e gemo rapita dal piacere che mi fonde il cervello.
Proprio in quel momento, il mio compagno mi appoggia un dildo contro il sedere e spinge. È grosso, mi sembra enorme, strillo e mi agito raggiungendo il culmine del piacere quando riesce a farlo entrare del tutto.
Mi lascio cadere senza più forze, percepisco in ritardo che lui se n’è andato, lasciandomi sola a godere con il vibratore ancora profondamente dentro di me.
Mi strappo via la fascia dagli occhi, a terra c’è un ultimo biglietto.
Sei stata fantastica, tieni pure il vestito, il dildo e tutto il resto. Grazie.

*Scritto a 4 mani con CapitanRED

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Recensione 4 di Tu non esisti

E’ una storia raccontata in prima persona, una storia sconvolgente, per certi versi. Sorprendente scoprire come la mente della scrittrice si inventa tali torture. Lui, il protagonista, è un sadico, assetato di sangue, perverso, lussurioso. Gioca con il corpoTu non esisti della malcapitata “Sally”, fino a renderla un giocattolo. Carne che vive, cuore che batte, solo perché lui ancora non ha deciso di ucciderla. Ancora più sconvolgente, secondo me, l’altra figura femminile: Erika, femmina diabolica, a volte anche di più del protagonista. Un finale che speravo non fosse “quel finale”, in tutta sincerità.
Sono rimasta incollata al video per tre giorni, una pagina dietro l’altra, sperando di cogliere qualche segno di bontà in LUI, qualche tentennamento. Niente da fare, perverso e diabolico fino alla fine.
E, adesso che è finito, vorrei poter girare altre pagine. Mi manca Lui.

Merita! Leggetelo.

Allie Walker, 04/11/13