Qualcosa di più di un semplice noi – 6° parte

Esco dal lavoro due ore prima. Mi sono inventata un malessere di Corinne, voglio parlare con lei da donna a donna. Ho sentito i genitori della sua amica, che sono tranquillamente caduti dal pero.
Ne deduco che le sue compagne la volessero coprire per qualcosa, in modo infantile e sciocco, tra l’altro, ed è meglio se io e lei affrontiamo l’argomento prima che sia tardi.
La casa è silenziosa e buia, trovo strano che sia già a dormire alle dieci e mezza. Magari sta studiando, o guardando un film…
Apro la porta della sua camera e capisco immediatamente cosa stavano cercando di nascondere, lei e le sue degne compari.
«Mamma!» strilla, tirandosi il piumone fin sopra la testa.
«Ti aspetto in cucina. Sola.»
Due minuti più tardi è seduta di fronte a una tazza di camomilla, con sommo disgusto di Gastone, che annusa e salta giù dal tavolo.
«Allora? Da quando mi racconti balle? Il week end al mare, i genitori di Carla che vi portano, eccetera eccetera? E poi inviti gente a casa quando non ci sono, di cosa hai paura? Mi fai una rabbia, Corinne…»
«Ho un ragazzo. Non volevo dirtelo perché ogni cosa che ti dico… non va mai bene. Aspetto un figlio, e secondo te questo fatto mi dovrebbe tenere lontana da tutto il resto! Io… mi sono innamorata di Adam, e lui mi ama!»
«Adam sarebbe il giovanotto nel tuo letto, immagino. Corinne… Sei troppo piccola, lo so per esperienza personale, non credi?»
«Beh, e io non volevo partorire senza aver fatto l’amore! Come fai a non capire?»
Le spuntano due lucciconi agli angoli degli occhi, che si affretta a nascondere con la manica della maglietta.
«Vieni qui, sciocca…» sussurro, abbracciandola. «Io vorrei solo che tu non soffrissi troppo. Che farete quando il bambino sarà nato? Giocherete ai genitori? Tra l’altro, lui quanti anni ha? Magari i suoi non sono troppo d’accordo che frequenti…»
«Mi ritieni un’appestata, mamma? Ha diciassette anni, stiamo insieme da un mese, non ci sposeremo domani. Se il nostro amore reggerà al colpo inferto dalla mia gravidanza… beh, lo sapremo solo… dopo, non pensi?»
«Già… Corinne, non rimetterci il cuore, d’accordo? E magari presentamelo, già che ci siamo…» sospiro, accarezzandole una guancia. «Ah, e la prossima volta che ti becco a raccontare frottole, sei in punizione per un mese, capito?»
Adam non è molto più alto di lei, ha un bel viso e l’aria simpatica. Non sono razzista, ma un ragazzo di colore non aggiungerà certo semplicità alla situazione.
«Bene, sono quasi le undici e domani c’è scuola: che ne dite di salutarvi, ora?» borbotto, imbarazzata. Non ero pronta a essere nonna, figuriamoci a fare la suocera.
«Cinque minuti, ok?» mercanteggia, tirandoselo dietro. «Solo cinque minuti!»
«Faccio un salto di là, da Sebastiano…» le dico, mentre cerco le chiavi nella borsetta. «Se torno e non ti trovo a letto a dormire, sono guai!»
«Vado via subito, non si preoccupi!» mi sorride lui, strizzandomi l’occhio.
«Ti prego, anche il “lei” no!» gemo, chiudendomi la porta alle spalle.
So che è in casa, sento il violino. Voglio rivederlo e piantarla di nascondere la testa sotto la sabbia.
«La musica ti disturba?» mi chiede, senza invitarmi a entrare.
«Non proprio. Stamattina sono passata, ma non c’eri… possiamo parlare?»
«Ho ripreso a lavorare. Francesca, è tardi, non possiamo farlo un’altra volta?»
«No!» sbotto, infilandomi dentro. «È stata una giornataccia, e ho bisogno di…»
Richiude mentre mi afferra per un braccio, tirandomi contro di sé.
«Ti ho detto di starmi lontana, o sbaglio? Non sono la persona più indicata per…»
Il cuore mi fa un tuffo nel petto, con capriola in gola. Nei suoi occhi c’è tanto desiderio, e tanto dolore… Perché?
«Me l’hai detto, ma non mi hai spiegato niente! Io… non faccio che pensare a te, porca miseria!»
Mi bacia con rabbia, come se fossero secoli che non lo fa, come se da questo dipendesse la sua vita. Mi fa paura la tensione che sento crescere fra noi.
«Che… lavoro fai? Chi sei? Da dove vieni? Perché non mi racconti qualcosa di te? So di piacerti, e mi dici di lasciarti perdere… non capisco!»
Si volta di scatto e si dirige verso il mobile bar. Lo vedo preparare due cocktail, appoggiare i bicchieri sul tavolino e accomodarsi sul divano.
«Ho riaperto la mia attività. Sono un falegname, costruisco mobili. Mi auguro che i clienti arriveranno.»
Un falegname? Non so perché, ma la cosa mi sorprende. Mi siedo sulla poltrona di fronte a lui, in attesa.
«Non ti va di bere?»
«Sì, ma…» replico, allungandomi a prendere il mio drink. «Non mi hai detto lo stesso perché vuoi che ti stia lontana. Guarda, sono scioccata anch’io, non ho un ragazzo da secoli, e poi arrivi tu e io… non capisco più niente!»
«Francesca, mi piaci da impazzire. Non posso stare con te. Fattene una ragione, e non cercarmi più.»
«Perché? Sei sposato, fidanzato, cosa?» strillo, scattando in piedi.
Si alza anche lui, mi posa le mani sulle spalle e mi scava dentro con i suoi occhi stupendi e furiosi.
«Vattene. Se resti, lo fai a tuo rischio e pericolo.»
«E smettila di parlare per enigmi! Cosa sei, un serial killer? Ma per favore!» sbraito, avviandomi verso l’uscita. «Va bene, cuoci nel tuo brodo, fottiti! Ne trovo mille meglio di te!»
Un secondo più tardi mi scoppiano i polmoni nel petto. Mi ha sbattuta contro la porta, prima di schiacciarmi con il suo peso.
«Sono uscito di prigione dieci giorni fa» mi sibila sul collo, prima di leccarmi. «Sei piombata nella mia vita per rovinarmela di nuovo? Non te lo permetterò!»
«In… prigione?» ansimo, mentre le sue mani mi hanno raggiunto il seno. «Perché?»
«Stupro. Vuoi andartene, adesso?»
«Che c’è, hai paura di violentarmi?» sorrido, voltandomi a fatica, prima di buttargli le braccia al collo. «Io mi sono innamorata di te, stupido! Temi che ti possa denunciare? Ma che hai nella testa?»
«Lo farai. Quando ti sarai stufata di me, quando ti impedirò di spogliarti davanti agli altri uomini, quando ti costringerò a fare sesso e tu non vorrai più avere niente a che fare con me! Mi conosco, Francesca! La mia gelosia è… patologica, lo so! Vattene! È meglio per tutti e due!»
«Va bene. Me ne vado» accetto, i palmi appoggiati sul suo petto. «Tu hai paura di amare. Non so che ti abbiano fatto le donne, e non voglio saperlo. Non cambierò il mio modo di essere o di fare per te, né per nessun altro. Sai dove trovarmi, nel caso volessi rischiare di essere felice.»

Continua…

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