Qualcosa di più di un semplice noi – 5° parte

Quando lavoro di domenica sera, il lunedì è sempre un trauma. Mi devo alzare presto lo stesso perché Corinne vada a scuola, anche se faccio di nuovo il turno pomeridiano al call center.
Gastone fa la guardia alla sua tazza, e il bello è che se gli metto il latte nella ciotola, lo lascia dov’è. Quei due vivono in simbiosi.
«La smetti di tenere il muso? Non voglio che tu vada via da sola, distante e per un paio di giorni in tutto. Possiamo passare oltre?»
Non mi risponde, mangia la sua colazione senza degnarmi di uno sguardo, mi saluta appena ed esce.
Le passerà.
Ieri sera ero convinta che Sebastiano sarebbe venuto a vedermi, che mi avrebbe aspettata all’uscita, insomma… pensavo che si sarebbe fatto vivo.
Sparecchio, spengo la tv, sciolgo i capelli e mi presento a casa sua. Noi due dobbiamo parlare.
Solo che lo faremo un’altra volta, perché lui non c’è.
Che sciocca, è lunedì mattina, è probabile che sia al lavoro, qualunque cosa faccia per vivere.
Invito a pranzo la mia amica Ginevra, so che Corinne rientrerà solo più tardi, ha lezione anche nel pomeriggio e si ferma a mangiare da Lorenza.
«Ricapitoliamo!» esclama, dopo avermi fatto millemila domande sul mio bel vicino. «Di cosa hai paura? Perché non lasci un po’ più di libertà a tua figlia, Francesca? Tra qualche mese, ti ricordo, avrà ben altro a cui pensare… E lasciala divertire, no?»
Resto di sale di fronte alle sue parole, mi aspettavo che parlasse…
«Sai che ho ragione…» insiste, accomodandosi sul divano. «Sei proprio brava a cucinare, lo devo ammettere!»
«La pianti di cambiare discorso ogni tre secondi?» brontolo, mentre preparo il caffè. «E non hai ragione proprio per niente, Corinne è una bambina, e non mi va di lasciarla andare via per un fine settimana, si strapazzerà per niente, e lunedì non andrà a scuola. Come minimo!»
«Lei è molto più adulta e responsabile di te, se lo vuoi sapere! È incinta, e allora? Studia lo stesso, frequenta gli amici, non fuma, non beve, non fa cazzate in giro… Puoi dire lo stesso di sua madre?»
Mi volto a guardarla con la bocca aperta; ho l’impressione di aver ricevuto una sberla in piena faccia, tanto che sollevo una mano a toccarmi la guancia.
«Fran, cazzo! Sono anni che vivi come una suora di clausura, che non fai altro che lavorare e pensare a tua figlia, e poi… zac! Arriva ‘sto qui, ci scambi forse tre parole, e ci vai a letto seduta stante! Oh, non è una critica, la mia, eh? Ti dirò di più: era ora che ti innamorassi! Ma non dire che Corinne è una bambina. Lei si merita la tua fiducia.»
Come una radio che ha esaurito le batterie, Ginevra tace e si mette a giocherellare con Gastone, sempre pronto a farsi fare le coccole.
«Sì, va beh… non è una questione di fiducia! Non mi va che si allontani tanto da casa per così poco tempo, ecco tutto… E non sono innamorata!»
«Parla con i genitori di Carla. Vedrai che ti tranquillizzi. E lo sei.»
«Pensavo già di farlo. Li chiamerò e vedrò di farli ragionare. Portare le ragazze al mare, che idea… Lo sono? Gine, non voglio un uomo, mi incasinerà la vita…»
«Tesoro mio, senza casini, si può chiamare vita?»
E con questa perla di saggezza, mi dà un bacio e si avvia verso l’ingresso.
«La mia pausa pranzo è finita, ci sentiamo una di queste sere… quando non lavori, invitami a cena e presentami il tuo uomo, ok? Dai un bacio a Corinne!»
Il mio uomo. Appoggio la schiena contro la porta e chiudo gli occhi. Mi sembra di sentire il suo profumo nell’aria. Le sue mani sulla pelle.
Non sono innamorata. Sono cotta persa.

Continua…

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