Qualcosa di più di un semplice noi – 2° parte

È mezzanotte e mezza quando rientro a casa. Sono stanca e annoiata, più che altro. Accendo solo la luce in cucina, prima di andare in camera di Corinne. Le tiro su le coperte, spengo la tv e le tolgo le cuffiette dalle orecchie.
Una volta tanto mi ha lasciato tutto in ordine, piatti e stoviglie lavati, lavatrice stesa… Ormai la conosco, domani mi chiederà qualcosa.
Mi concedo un bagno caldo, prima di ritirarmi nella mia stanza. Dall’appartamento accanto mi giungono le note dolci di un violino. Il mio vicino scorbutico ama la musica classica, mi auguro non intenda suonare tutta la notte.
Abbraccio il cuscino e mi lascio cullare nel sonno, pensando che sarebbe stato molto peggio se fosse stato il batterista di una band.
Il cicalino della sveglia arriva troppo presto, avrei voglia di voltarmi dall’altra parte e dormire ancora un po’, ma devo alzarmi e chiamare Corinne, altrimenti farà tardi a scuola.
«Mamma, stasera posso invitare Carla e Lorenza a dormire qui? Mangiamo una pizza e facciamo un pigiama party… ti prego, ti prego, ti prego!» cinguetta, inzuppando la brioche nel latte.
«Lo sai che non mi piace tanto quando non ci sono, Corinne…» brontolo, la tazza di tè  fumante fra le mani.
«Non faremo casino, te lo prometto! Quando tornerai a casa dormiremo già, e domenica mattina studieremo, così tu potrai riposare e alzarti tardi!»
«Corinne…»
«Prepareremo noi il pranzo!»
Mi prende per sfinimento, non riesco quasi mai a dirle di no, e lei lo sa bene.
«Niente casino, niente sigarette e niente alcoolici. Prendere o lasciare.»
«Mamma, ti adoro!» esclama, saltando su e scoccandomi un bacio. «Ci vediamo più tardi!»
Gastone, come tutte le mattine, finisce il latte nella sua tazza. Che vizio che gli ha dato.
«Oh! Ciao, chi sei?» le sento dire, ferma sulla soglia. «Ah, è per te, vieni!»
Mentre lei si dilegua, mi affaccio all’ingresso incuriosita.
«Scusa l’ora, volevo… insomma, ieri sono stato scortese e…»
Diavolo, il mio vicino in versione super sexy. E io sono in tuta, struccata e con i capelli in disordine.
«Ah… fa niente, figurati. Accomodati, porta pazienza ma ci siamo svegliate da poco…»
«Mi chiamo Sebastiano» afferma, prima di chinarsi ad accarezzare il gatto che si strofina contro i suoi jeans.
«Io sono Francesca, e lui è Gastone. Vuoi un caffè?»
«Grazie, ma se non…»
«Mi rendo presentabile e torno, aspettami in cucina.»
Lo trovo seduto al tavolo, intento ad accarezzare la faccia di bronzo a quattro zampe.
«Se gli dai retta, non ti molla più» lo avverto, accingendomi a preparare la moka.
Ieri gli occhi mi erano sembrati grigi, in realtà sono azzurri. O forse no.
«Non porto lenti a contatto, e sono grigi.»
Mi sento arrossire, che idiota a fissarlo in quel modo…
«Scusa, è che… niente, lascia stare» borbotto, sistemando due tazzine sui piattini.
Trovo sia un bell’uomo, non ha particolari caratteristiche fisiche, ma trasuda sicurezza di sé nei gesti, nella postura, nella voce. I jeans neri gli fasciano gambe muscolose e sode, le mani sembrano forti e rudi, ma ben curate. La maglietta a maniche corte è attillata a mettere in evidenza pettorali da urlo, e le braccia sono entrambe tatuate.
Sorride, ha notato che lo sto osservando, penserà malissimo di me. Mi affretto a tuffarmi nel caffè, sperando di passarla liscia.
«Tua sorella è carina, non ti assomiglia molto.»
«Non è mia sorella. Corinne è mia figlia.»
Inarca appena un sopracciglio, prima di posare la tazzina vuota e alzarsi.
«Capisco. Se la musica vi disturba, dai un colpo al muro. Grazie dell’ospitalità.»
Di poche parole, non c’è che dire. Lo accompagno alla porta in silenzio, è alto una spanna più di me. E ancora non ho capito perché continuo a osservarlo. Non è il primo uomo che vedo.
«Lasciali sciolti…» mi dice, togliendomi la pinza dai capelli con gesto rapido. «Sono stupendi.»
Le onde mi ricadono sulla schiena come una cascata d’oro, raggiungendomi la vita. So che ai maschi piacciono molto, li porto così lunghi soprattutto per esigenze sceniche.
«Grazie. Ma in casa li lego sempre, sono scomodi da…»
Questo tipo mi fa uno strano effetto, è imperscrutabile e mi fa venire voglia di essere baciata.
Guardo le sue labbra schiudersi in un nuovo sorriso, rivelando denti piccoli e molto ravvicinati. Immagino quelle labbra sulle mie. Immagino quei denti sul collo. Rabbrividisco e mi insulto da sola.
Non ho bisogno di uomini nella mia vita, non voglio uomini nella mia vita.
«Come preferisci» conclude, restituendomi il fermaglio.

Continua…

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